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26 APRILE 2012
TANTI SUPERLATIVI PER IL TRAFORO DEL SEMMERING
“Un progetto chiave”, “un contributo decisivo all’integrazione europea”, “un evento storico”. L’enfasi non è mancata ieri nei discorsi pronunciati alla cerimonia di avvio dei lavori di costruzione del tunnel di base del Semmering. E qualche ragione per l’uso e l’abuso di superlativi c’era davvero. L’opera era attesa da trent’anni e rappresentava ormai l’ultimo passo necessario per rendere possibile – non subito, naturalmente, ma tra una dozzina d’anni – l’apertura di quel corridoio ferroviario Baltico-Adriatico così importante non solo per la movimentazione di merci e persone all’interno dell’Austria, ma anche e soprattutto tra il nord e il sud dell’Europa centrale. Così importante per tutto il Nord-Est d’Italia e per il Friuli e i porti adriatici in particolare, perché il nuovo tracciato su rotaia dall’Adriatico al Baltico accorcerà le distanze e farà confluire attraverso la nostra regione e su, per la Pontebbana, verso l’Austria e il bacino danubiano un traffico di merci oggi inimmaginabile.

 

Il corridoio Baltico-Adriatico in una piccola parte esiste già, in buona parte è un cantiere con i lavori in corso (qualche giorno fa abbiamo riferito di quelli per il tunnel di base della Koralm, la barriera montuosa tra Carinzia e Stiria). Mancava ancora il nodo del Semmering, dove la vecchia ferrovia sale a mille metri di quota e non consente più il traffico merci, perché i container non passano attraverso le sue anguste gallerie.

 

Ieri, dunque, è stato dato il via allo scavo del tunnel a due canne di 27,3 chilometri che attraverserà il Semmering alla base. Il portale sul versante sud (stiriano) si trova a Mürzzuschalg. Quello sul versante nord (direzione Vienna) si trova a Gloggnitz. Ed è qui che si è svolta la cerimonia di ieri, perché da qui si incomincerà a perforare la montagna. La fine dei lavori è prevista nel 2024, con un costo di 3,1 miliardi. Sulla data si può fare affidamento, perché in Austria si è soliti rispettare le scadenze; sul costo invece no, perché si teme che possa lievitare come è avvenuto altrove.

 

Ma l’importante è che sia stato dato il via all’opera, perché – come è stato detto ieri nei discorsi inaugurali – da questo momento non si torna più indietro. Erano intervenuti e hanno parlato la ministra per le infrastrutture Doris Bures, l’amministratore delegato delle ferrovie austriache Christian Kern, il governatore della Stiria Franz Voves e quello della Bassa Austria Erwin Pröll. L’intervento di quest’ultimo era il più atteso, perché Pröll è in questo momento l’uomo più potente dell’Austria. Pur essendo soltanto governatore di un Land, è lui che decide la politica nazionale e la formazione del governo. Ed era stato lui in passato a bloccare il tunnel del Semmering, con ricorsi alla Corte costituzionale e alla Corte dei conti. Mentre ora, invece, è diventato un fautore dell’opera.

 

Pröll ha spiegato le ragioni della sua “conversione” che ha sbloccato i lavori: il progetto originario non era accettabile per ragioni ambientali, perché il tracciato in galleria avrebbe interferito con la falda acquifera della regione; invece il tracciato adottato nel 2005, scelto tra dieci varianti, non costituisce più alcuna minaccia ambientale. Inoltre le ferrovie austriache si sono impegnate a mantenere in esercizio anche il vecchio tracciato del Semmering, costruito oltre 150 anni fa da Carlo Ghega, un’opera straordinaria di ingegneria alpina che l’Unesco ha inserito nel patrimonio dell’umanità. Resterà quale testimonianza di un’epoca da visitare, come si va a visitare un museo.

 

In questo modo l’opposizione del Land Bassa Austria è venuta meno, rendendo possibile ieri l’avvio dei lavori. Tutto bene dunque? No, anche in Austria esiste un movimento “no tav”, che qui si chiama “Alliance for Nature”. Ma, a differenza dei “no tav” della Val di Susa, qui nessuno si sogna di bloccare le strade o invadere i cantieri. Un solo rappresentante dei contestatori si è appostato ieri vicino alla tribuna delle autorità, innalzando un cartello con la scritta “La montagna dice no”.

Fonte: http://diblas-udine.blogautore.repubblica.it
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