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20 APRILE 2012
UN RATING PER LE INFRASTRUTTURE
Introduzione di un sistema di rating delle imprese di costruzioni, anche con ricorso a criteri «reputazionali»; test di ingresso per le nuove imprese su standard di sicurezza e prevenzione infortuni; revisione delle opere infrastrutturali strategiche della legge Obiettivo; priorità al piano Casa, ai piani per l'edilizia scolastica e carceraria e alla piccole e medie opere. Sono solo alcune delle linee guida messe a punto dal governo per l'Allegato infrastrutture al documento di economia e finanza (Def) 2013-2015 predisposto dal ministero dell'economia e delle finanze. Di particolare interesse è l'accento posto sul tema del sistema di qualificazione delle imprese.

 

Nelle linee guida si legge infatti che sono proprio le imprese a denunciare «una relativamente bassa performance in termini di efficienza industriale» che danneggia la pubblica amministrazione e che deriva dall'assenza di «un meccanismo di selezione delle imprese che impedisca l'ingresso a quelle meno competitive e agevoli, viceversa, la crescita industriale di quelle migliori».

Il governo lancia quindi l'idea di dotare la pubblica amministrazione di «un sistema di rating delle imprese gestito da società specializzate» che verifichino le performance delle imprese «sulla base di criteri che facciano riferimento alle reali capacità imprenditoriali/realizzative dell'impresa, alla sua consistenza finanziaria e alla serietà dei suoi comportamenti» come, per esempio, numero di infortuni registrati, numero di varianti richieste, entità del contenzioso con la p.a.e suoi esiti.

Le linee guida arrivano ad affermare in particolare che l'accesso al mercato delle costruzioni di nuove imprese dovrebbe essere subordinato, «ad una sorta di test che validi la capacità di gestire la sicurezza del cantiere e la prevenzione degli infortuni».

In sostanza per le imprese esistenti sul mercato si andrebbe verso una specie di «revisione» del sistema di qualificazione (forse con apposita delega in un prossimo provvedimento) all'interno del quale entrerebbero anche veri e priori criteri «reputazionali» sull'operato delle aziende.

Sul piano generale delle azioni per le infrastrutture le linee guida ribadiscono la centralità dell'intervento di due diligence sullo stato di avanzamento degli interventi, sulla loro reale validità strategica, sulla possibilità di recuperare determinati stanziamenti per assegnarli a interventi più incisivi e più coerenti alle finalità del nuovo assetto programmatico.

Gli obiettivi da perseguire nel breve periodo vengono individuati in quattro azioni specifiche: «Appaltare e cantierare tutti gli interventi approvati dal Cipe; ricorrere il più possibile a progetti finanziati con fondi diversi da quelli pubblici e a progetti in grado di cogliere le opportunità derivanti dalla defiscalizzazione degli investimenti; dare attuazione concreta ai quattro progetti-volano che hanno registrato ad oggi una lunga gestazione (Piano Casa, Piano per l'edilizia scolastica, Piano per l'edilizia carceraria e primo stralcio del Programma delle opere piccole e medie)». Il documento annuncia anche la prossima verifica della coerenza delle opere già definite strategiche secondo le procedure della legge Obiettivo (sul valore globale delle opere del perimetro Cipe pari a 133 miliardi sono garantiti finanziariamente circa 69,5 miliardi).

La finalità del governo sarebbe quella di procedere dando attuazione a quelle, prioritarie, già assentite come opere strategiche nazionali o modificando in coerenza l'elenco delle opere strategiche nell'ambito dell'Allegato infrastrutture che si va a rivisitare. È necessario, però, «un nuovo rapporto con il territorio e con le regioni».

 di Andrea Mascolini

Fonte: http://www.professionisti.it


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