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2 GENNAIO 2012
PROJECT FINANCING: PERCHE' DA NOI FUNZIONA POCO
Velocizzare la realizzazione delle opere pubbliche, agevolando la partecipazione dei privati nel finanziamento, nella realizzazione e nella gestione delle infrastrutture. Sono alcuni degli obiettivi a cui il Governo Monti sta lavorando per il rilancio del settore opere pubbliche: per farlo, uno degli strumenti sembra essere quello del "project financing" con la finalità di ridurre i rischi legati ai procedimenti amministrativi.
Nonostante in Italia tale strumento risulti cresciuto in termini di bandi di gara, una comparazione internazionale curata dalla Banca Europea e basata sui closing finanziari mostra il nostro Paese in ritardo rispetto ai vicini europei: “tra il 1990 e il 2009 in Europa sono stati realizzati in project financing 1.340 progetti; di questi il 53% è stato realizzato nel Regno Unito, il 12% in Spagna, il 5 e il 4% rispettivamente in Francia e Germania e solo il 3% in Italia.
Spesso i finanziamenti delle banche tardano o non arrivano. La posizione arretrata dell'Italia è il risultato di una serie di fattori, in primis la tendenza ad aggiudicarsi facilmente le gare, senza che però a queste seguano i finanziamenti delle banche. Il ripetersi di questi meccanismi finisce per bloccare le operazioni o alzare gli oneri, rimettendo in discussione i costi e il piano finanziario delle opere. A questo, notifica lo studio 2010 dell'Unità tecnica finanza di progetto (Utfp), si aggiunge un rapporto con le banche sempre più difficile, con finanziamenti sempre più brevi e tassi di interessi aumentati.
Mancano le linee guida per le Pa.
Inoltre, in Italia si tende a ricorrere al Pf solo in caso di mancanza di risorse pubbliche e spesso ci si affida ad enti poco specializzati, con rischi di “operazioni improvvisate”.
Il suggerimento di Bankitalia e dunque quello di “sviluppare linee guida e standard contrattuali che aiutino le Pa a valutare preliminarmente la convenienza del Project financing e nel rapporto con i privati
Decreto Monti. Intanto il decreto Monti (legge 214/2011) lavora per dare stabilità allo strumento del Project financing: con l'articolo 42 commi 6-7, viene facilitato l'apporto di risorse delle assicurazioni nel Pf, consentendo di farle rientrare tra le riserve tecniche mentre nell'articolo 41 comma 5 bis i promotori privati sono obbligati a coinvolgere le banche dalla fase di presentazione del progetto. Infine, nell'articolo 42 C.2, il decreto permette al privato di avere introiti immediati tramite la gestione di opere connesse.

Ma la vera chiave per fare uscire l'Italia dalla sua arretratezza rispetto agli altri Paesi europei, insiste l'Unità tecnica, è riuscire a superare l'incertezza degli iter procedurali.

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