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20 AGOSTO 2015
DELRIO, 5 MILIARDI DALL'UE PER IL RILANCIO DEL MEZZOGIORNO
“L’ultimo dato del Pil evidenzia, più che una fragilità dell’Italia, che comunque registra due trimestri consecutivi di crescita e un cumulato vicino allo 0,5%, la fragilita’ della crescita europea. Ed e’ bene che l’Europa abbia assunto il tema della crescita come prioritario perche’ una comunita’ con 25 milioni di disoccupati non va lontano. In questo contesto nuovo, dopo aver gia’ ottenuto la flessibilità per le riforme, possiamo avere un’ulteriore flessibilità sugli investimenti dell’ordine dei 5-6 miliardi. La trattativa con Bruxelles e’ in corso, ma ormai le regole ci sono ed e’ solo una questione di interpretazione”. A dirlo e’ Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, in un’intervista al Sole 24 Ore in edicola oggi. “Dobbiamo tornare a finanziare il capitale infrastrutturale puntando su progetti non frazionati ma concentrati sulle priorita’ – spiega il ministro -. Abbiamo gia’ cominciato a farlo. Il Fondo sviluppo coesione, per esempio, che nei precedenti cicli di programmazione finanziava 20-22mila progetti, ora sara’ concentrato su poche priorità: infrastrutture intelligenti come la banda larga e i collegamenti ferroviari dell’ultimo miglio con i porti, il dissesto idrogeologico, l’edilizia scolastica.
 
Quello che dobbiamo capire, soprattutto nel Mezzogiorno, se vogliamo rilanciarlo, e’ che l’infrastruttura non e’ un bene in se’ ma deve essere funzionale al rilancio dell’industria, del turismo, dell’agro-alimentare. Dobbiamo sempre piu’ fare programmazione integrata che anche l’Europa ci chiede”.
 
Delrio fa l’esempio di “Taranto. Abbiamo avviato l’intervento sul porto e abbiamo in corso il potenziamento dell’aeroporto di Grottaglie, ma questo va letto in un piano piu’ complessivo e appunto, integrato – aggiunge -. In questo piano ci sono la bonifica ambientale e il rilancio industriale dell’Ilva. E l’obiettivo non e’ l’opera ma uno sviluppo piu’ duraturo. Il Mezzogiorno ha un patrimonio industriale di tutto rispetto, superiore a quello della Finlandia o della Romania, e noi dobbiamo puntare a rivitalizzare quello”.
 
Quanto al piano Infrastrutture per il Mezzogiorno, Delrio spiega: “Per le cinque regioni del Sud vale quasi due miliardi che saranno spesi su due priorità: ancora i collegamenti ferroviari con i porti e il potenziamento della rete ferroviaria al Sud, cioe’ l’alta velocita’ Napoli-Bari-Taranto, la Catania-Palermo-Messina che si sommano agli investimenti per la velocizzazione della dorsale tirrenica e di quella adriatica. Come vede, anche qui, poche priorita': questo ci consente di dire che il problema del finanziamento di queste grandi opere al Sud e’ ormai alle spalle, ora abbiamo le condizioni per accelerare sulle realizzazioni”. Il ministro poi conferma la linea “meno grandi opere, piu’ manutenzione, piu’ attenzione alle reti regionali e al servizio”: “Abbiamo cominciato con l’Anas cui abbiamo chiesto di ribaltare il rapporto fra nuove opere e manutenzione straordinaria. Ora dobbiamo farlo anche per le Ferrovie. Ovviamente c’e’ un’altra priorita’ oggi per tutto il settore delle opere pubbliche, quella di appalti piu’ trasparenti perche’ la corruzione e’ un male gravissimo in se’ ma anche un freno allo sviluppo. Su questo abbiamo lavorato, in assoluta sintonia con il Parlamento, con il nuovo codice degli appalti”.
 
Quanto alla privatizzazione delle Ferrovie, Delrio spiega come nel Governo ci sia “un confronto in corso sulle diverse opzioni”, e aggiunge: “Confermo la posizione che ho sempre tenuto dall’inizio di questo confronto: per me non deve essere privatizzata la rete ferroviaria. Dobbiamo pensare a uno sviluppo di lungo periodo del trasporto ferroviario e creare campioni nazionali nel servizio di trasporto. Meglio se la rete resta pubblica”.
 
E chiarisce: “Le Fs non possono prendere decisioni che spettano all’azionista, qui decide il governo”. Quanto all’Anas, alla domanda se si punti a portarla fuori dalla P.A., il ministro delle Infrastrutture risponde: “Abbiamo anche quell’obiettivo ma richiedera’ forse piu’ tempo perche’ le regole Eurostat sono molto rigide. Ci stiamo lavorando con il Mef ma credo che per la legge di stabilita’ riusciremo a fare solo una parte della manovra, cioe’ introdurre misure che garantiscano una maggiore stabilita’ del finanziamento. Se poi riusciamo a fare tutto, meglio”.
 
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