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14 APRILE 2014
IL RISIKO DELLE GRANDI OPERE COSI' CAMBIA GENOVA DAL VALICO AGLI ERZELLI
 Più vicino il salvataggio di Carena con l'arrivo del gruppo Gavio Dopo la caduta del diaframma di Borzoli, le infrastrutture accelerano Si liberano le aree di Sestri per la funivia che sale al Parco tecnologico
Il risiko delle Grandi Opere così cambia Genova dal Valico agli Erzelli
L'abbattimento del diaframma a Borzoli accelera i lavori del Terzo valico (bussalino)
Quel diaframma andato giù in un soffio a Borzoli, la scorsa settimana, non punta soltanto (e doverosamente) a dare risposte a un quartiere che da anni subisce il passaggio dei mezzi pesanti diretti a Scarpino, ma dà l'avvio a un risiko di interventi infrastrutturali davvero senza precedenti nel territorio genovese. E a favorire questo gioco a incastro, sarebbe imminente un'operazione molto significativa sul fronte imprenditoriale. Secondo quanto risulta a Repubblica, infatti, dovrebbe essere prossimo il passaggio delle quote azionarie dell'impresa di costruzioni Carena, oggi in concordato preventivo, a Itinera, il secondo operatore autostradale in Italia, con un fatturato di 2,7 miliardi di euro e fra i principali attori italiani nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali e di edilizia civile, che fa capo al gruppo Gavio. 
Un'operazione che, se confermata nelle prossime settimane, sarebbe in grado di dare una risposta importante a una realtà storica come la Carena, schiacciata soprattutto dai ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione, ma con un background di conoscenze e di professionalità che potrebbe rivelarsi quanto mai utile negli interventi infrastrutturali dell'area genovese.
mosaico che punta innanzitutto ad aprire entro un anno la nuova viabilità a Borzoli, in virtù di una comune volontà da parte di Cociv, Rfi e Autostrade per l'Italia. Come un gioco a incastro, infatti, la nuova arteria di Borzoli consentirebbe di far rientrare la Derrick che a sua volta libererebbe l'area oggi occupata a Sestri, fondamentale per realizzare quella piastra di interscambio per le auto di fronte all'aeroporto. E a questo punto sarebbe ancora più agevole realizzare quella funivia che dall'uscita dell'aeroporto conduce alla nuova stazione ferroviaria di Sestri-Aeroporto e poi sale fino alla
collina degli Erzelli, per servire il Parco, sempre in attesa che l'università ufficializzi la sua decisione circa il trasferimento della facoltà di Ingegneria.
Ha qualcosa di davvero incredibile, questo impianto che ha ricadute anche sulla viabilità urbana, per quanto riguarda la nuova strada a mare. In questo contesto, si diceva all'inizio, l'operazione Carena-Itinera potrebbe rappresentare un segnale molto importante, sia per la sua capacità di dare risposte concrete ai lavoratori, sia per l'accelerazione che potrebbe imporre al riassetto infrastrutturale, se inserita all'interno di un colosso come quello guidato da Beniamino Gavio. Nel merito, si tratterebbe di superare il problema giuridico del subentro, rilevando le quote dal concordato. Poi si potrebbe procedere.
Tornando all'impianto dei lavori, diventa significativa anche l'operazione-Derrick che spostandosi dalle aree di Sestri Ponente oggi occupate, libererebbe spazi importanti per il progetto intermodale legato all'aeroporto di Genova. Il vecchio Colombo, infatti, è l'unico scalo italiano in grado di unire quattro differenti modalità di trasporto, mare, ferro, gomma e cielo. Si tratta però di raccordare tutto quanto, ponendo così fine all'isolamento (nemmeno dorato) dell'infrastruttura. Un passaggio- chiave diventa appunto la realizzazione di una grande piastra di interscambio per le auto che, in uscita dal casello di Sestri, potrebbero fermarsi nella piastra, consentendo così ai viaggiatori di raggiungere il centro con il treno, una sorta di metropolitana di superficie in collegamento continuo da ponente a levante. Ma la stazione dovrebbe anche essere servita da un impianto a fune che dall'uscita dell'aeroporto toccherebbe la stazione per poi salire fino alla collina degli Erzelli. Ovvio che per quest'ultimo passaggio diventa fondamentale acquisire il verdetto dell'università di Genova sul trasferimento della facoltà di Ingegneria. Dopo l'incontro a Roma con l'authority sulla vigilanza dei contratti pubblici, presenti il rettore dell'ateneo Giacomo Deferrari e il presidente di Ght Carlo Castellano, ora tocca al primo stendere la sua relazione da sottoporre al consiglio di amministrazione. Così si potrà pronunciare il verdetto finale e si saprà finalmente se il trasferimento di Ingegneria ci sarà oppure no. Una liberazione per tutti, soprattutto per la Regione, che da otto anni tiene fermi 70 milioni di euro destinati appunto al trasloco. Che, in caso di risposta negativa dell'ateneo, andrebbero perduti e restituiti al governo. Una sconfitta per la città, ma almeno una parola di chiarezza per una vicenda che si protrae davvero da troppi anni. Sarebbe comunque un
errore leggere l'eventuale no dell'Università come la cancellazione degli Erzelli. Il parco, infatti, è già partito da anni e al momento dà lavoro a duemila persone. Ma non può sfuggire che, nella sua interezza, si tratta di un parco scientifico e tecnologico. Così, se la sua parte tecnologica è già partita (le aziende, Siemens ed Ericcson, prossimamente Esaote), quella scientifica (cioè l'università) è ancora al palo. Si tratta di un parco monco, quindi, che attende di sapere se potrà correre sulla sua seconda gamba e dovrà continuare con quella con cui ha mosso i suoi primi passi.
di MASSIMO MINELLA

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