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28 FEBBRAIO 2014
RIFORMA DEI PORTI HA UN FUTURO?
Le dimissioni di Luigi merlo da Assoporti e la frattura interna all'associazione delle Autorità Portuali pongono una seria ipoteca su una radicale riforma dei porti italiani.
 
Ancora una volta gli scali marittimi italiani rimarranno senza una legge di riordino della legge portuale 84/94? Alcuni segnali lo mostrerebbero. Alla presentazione romana del libro intitolato "Il futuro europeo della portualità italiana", scritto da Paolo Costa e Maurizio Maresca, era atteso il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, che ha dato però forfait. Ufficialmente perché bloccato alla Camera dalle proteste dei Grillini, sostanzialmente, a quanto si apprende dal dietro le quinte del convegno, perché forse non c'è nemmeno più motivo di parlare di riforma portuale.
Se per riforma si intende la coraggiosa impostazione annunciata all'ultima assemblea di Assoporti ed effettivamente tradotta in un testo che circola informalmente fra gli operatori di settore. Da adesso in poi qualcuno spingerà per arrivare a una norma condivisa che riassumerà il meglio possibile del testo di Lupi con la bozza passata al Senato (firmatari i senatori Marco Filippi e Luigi Grillo). Di ridurre il numero delle ventiquattro Autorità Portuali attualmente esistenti in Italia, però, non se ne parla.
Assoporti su questo tema si è spaccata in due fazioni e il risultato è stato un documento approvato a larga maggioranza (tutti tranne Paolo Costa, Luigi Merlo e Galliano Di Marco che si è dimesso dal Direttivo dell'associazione) dove in concreto si dice viene detto: "Per il futuro serve autonomia finanziaria e autodeterminazione finanziaria delle Autorità Portuali. Ragioniamo pure in termini di corridoi logistici europei ma la scelta di come e quando fare questi corridoi spetta a ogni singola Autorità Portuale".
Un testo che lo stesso Luigi Merlo ha giudicato inutile ("non dice niente") perché non tiene in considerazione le prescrizioni europee in tema di portualità e non consente agli scali marittimi che intendono ragionare su corridoi logistico-portuali di poterlo fare. Il presidente dell'Autorità Portuale di Genova infatti ha detto: "Almeno lascino la possibilità di sperimentare questo modello di Autorità Portuale visionario a chi vuole farlo".
Il risultato è stata la scelta politica molto forte di dire addio ad Assoporti, l'associazione dei porti, decidendo di dimettersi dalla carica di vicepresidente e di non partecipare alla prossima assemblea dell'associazione. "Se l'assemblea sarà chiamata a ratificare il documento che è stato elaborato e che non ho condiviso, perché parte dell'impostazione è mirata allo status quo, ritengo inutile partecipare all'assemblea e a quelle riunioni dove si discuterà di questa impostazione politica per la quale l'associazione non ha sufficiente coraggio per presentare proposte innovative", ha sottolineato Merlo. Il numero uno dell'Autorità Portuale genovese ha poi aggiunto: "Prendo atto di un percorso che è stato di grande impegno, come presidente e vicepresidente, ma che porta l'associazione a essere paralizzata e non in grado di esprimere una posizione di vera autonomia rispetto alla riforma del settore".
Nella proposta di riordino della legislazione portuale scritta dalla segreteria di Lupi era previsto che le attuali 24 Autorità Portuali lasciassero il posto a nove distretti logistici: Alto Tirreno, Medio Tirreno, Basso Tirreno, Alto Adriatico, Medio Adriatico, Basso Adriatico-Ionico, Sicilia e Sardegna. Ogni distretto logistico sarebbe stata sotto il controllo di un'Autorità Portuale e Logistica di interesse strategico.
A pensarla come Merlo c'è anche Paolo Costa, presidente dell'Autorità Portuale di Venezia, il cui ragionamento è racchiuso nella seguente domanda: "I porti italiani in futuro vogliono giocare a livello continentale un ruolo da protagonisti o ci accontentiamo di figurare come dei comprimari?". Secondo Costa, per attirare ad esempio in Adriatico i traffici container dell'alleanza P3 Network (Maersk, Msc e Cma Cgm) servono poche cose essenziali: "Un'offerta portuale da 5-8 milioni di teu, accessibilità nautica, ampi spazi a terra e una ferrovia funzionante". A quasi tutti le Autorità Portuali italiane evidentemente interessa mantenere lo status quo.
Nicola Capuzzo

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