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28 GIUGNO 2012
IL MINISTRO PASSERA: "SUD, ECCO I FONDI PER I CANTIERI"
NAPOLI - Intervistato dal Mattino, il ministro dello Sviluppo Corrado Passera (oggi ha partecipato all’assemblea pubblica dell’Unione Industriali, a Pozzuoli nella sede dell’Aeronautica militare) parla di svluppo e Mezzogiorno.

Partiamo dal vertice europeo: un accordo parziale eviterebbe comunque all'Italia il rischio contagio e gli attacchi della speculazione?
«Nessuno, solo sei mesi fa, avrebbe immaginato che l’Italia avrebbe potuto recuperare un ruolo così importante a livello europeo. Ci avevano già classificato tra le cenerentole d’Europa e invece abbiamo dimostrato di essere un Paese che non accetta commissariamenti e che può fare molto per rendere l’Ue più forte e coesa. A Bruxelles il Presidente Monti porterà proposte per stabilizzare l’euro utili non per un solo Paese, ma per tutti i Paesi membri. Per questo è indispensabile trovare un giusto punto di incontro tra posizioni finora rimaste distanti».

Le imprese hanno bacchettato governi e Bce: la crisi è peggiore del previsto, hanno detto, e le misure sono inadeguate. Anche lei ha detto che l'Europa si è mossa tardi: la crescita è un miraggio?
«No, è una strada da percorrere con determinazione e pragmatismo. L’Europa fino ad oggi ha mal gestito la crisi, ma ora c’è la possibilità di cambiare marcia. Gli spread sul Bund non tengono a mio parere sufficientemente conto dei ”compiti a casa” che alcuni Paesi, come l’Italia, hanno fatto. Convincere i mercati che l’Europa ha deciso di affrontare e risolvere il problema dei debiti pubblici è un presupposto imprescindibile per attuare un’agenda europea per la crescita».

Il governo ha chiesto un impegno unitario alla maggioranza ma le voci di voto anticipato si infittiscono. È già finita la luna di miele con il governo?
«Siamo stati chiamati al Governo per assumere decisioni ineludibili, talora impopolari, ma necessarie per la salvezza finanziaria e per il futuro del Paese. In soli sei mesi abbiamo approvato riforme fondamentali come quella delle pensioni, alcune importanti liberalizzazioni, molte diffuse semplificazioni, la riforma del lavoro, un decreto sviluppo pieno di contenuti concreti. E lo abbiamo fatto grazie all’impegno e al lavoro comune con il Parlamento, che ha sempre contribuito a migliorare i nostri provvedimenti. Tanto lavoro è in corso e verrà fuori mese dopo mese. Creare le condizioni per la crescita sostenibile e per la coesione sociale è la priorità».

Evitare l'aumento dell'Iva è l'imperativo: ma abbassare le tasse è obiettivo realistico a breve?
«Nel breve termine bisogna quantomeno scongiurare il previsto ulteriore aumento dell’IVA da ottobre. Gli spazi per trovare le risorse non sono facili ma ci sono, e sono certo che l’impegno di tutti porterà risultati significativi. Ridurre nel tempo le tasse rimane un obiettivo fondamentale e un’imprescindibile leva per rilanciare i consumi, produrre crescita e occupazione. Stiamo lavorando su molte leve per ridurre in modo strutturale la pressione fiscale: spending review, valorizzazione del patrimonio pubblico e lotta all’evasione. Senza mai mettere a rischio la tenuta dei conti, presupposto indispensabile della credibilità del nostro Paese».

Sviluppo: i critici dicono che non basterà a rilanciare la crescita e che ci sono poche risorse certe. Si poteva fare di più?
«Il provvedimento contiene riforme strutturali e importanti misure di crescita in linea con quanto fatto finora dal Governo su questo fronte: dalla riforma degli incentivi al rilancio del settore edilizio, dalle nuove opportunità di finanza di impresa al perfezionamento fiscale dei project bond, fino alla velocizzazione della giustizia civile e a norme per gestire in continuità le crisi aziendali. Un insieme di norme che apre importanti opportunità di investimento in Italia e stimola i mercati ad alto contenuto di occupazione. Abbiamo dovuto rimandare una misura a cui tiene molto il mondo delle imprese – il credito di imposta per ricerca e innovazione – ma è solo un rinvio».

Il Sud. La sensazione di un governo a trazione nordista non è scomparsa con l'arrivo di Monti.
«La crisi ha colpito tutta l’Italia e duramente anche il Sud, dove il tessuto produttivo è meno forte e internazionalizzato. Per questo l’attenzione del Governo è forte. Basti pensare che, dei 27 miliardi stanziati finora dal Cipe per le infrastrutture, circa il 50% riguarda cantieri aperti o da aprire nel Sud. Il mio collega Fabrizio Barca sta gestendo con grande energia i fondi strutturali, migliorando la capacità di spesa e indirizzandola anche sul rafforzamento dei servizi pubblici essenziali e sulla scuola. La cabina di regia per l’agenda digitale assegna un ruolo di primo piano al Mezzogiorno per la banda larga e ultralarga. Stiamo agendo su tutte le leve e, nel Sud, vogliamo insistere su recupero del ritardo infrastrutturale, innovazione e proiezione all’export, creazione di nuove imprese, volani ancora poco sfruttati legati al turismo, trasparenza ed efficienza amministrativa».

Il Piano città: i vincoli burocratici non rischiano di frenare tutto?
«Tutt’altro. Il Piano città nasce proprio per superare i vincoli burocratici e fare sistema. Il ”Contratto di valorizzazione urbana” permette di chiarire chi fa che cosa nelle operazioni di riqualificazione. Ci sono risorse per circa 2 miliardi – in grado di attivarne molte di più - e i comuni hanno già cominciato a inviare progetti interessanti che saranno vagliati in modo trasparente dalla cabina di regia, secondo un procedimento che sarà disciplinato da un apposito decreto. Ad esempio, Napoli e Caserta hanno già mandato all’Anci le prime segnalazioni su possibili aree da riqualificare».

Lei - ha detto - ha messo la faccia per il completamento della Salerno-Reggio entro il 2013. Mancano però ancora 3 miliardi: non avrà rischiato troppo?
«Ho visitato i cantieri e confermo che entro fine 2013 i lavori in corso saranno completati: ci siamo dati un programma preciso. Già per il prossimo esodo estivo il numero di chilometri percorribili a una sola corsia diminuirà drasticamente. Non avrò pace nell’incalzare l’Anas a rispettare le scadenze. Per i 50 chilometri – solo da migliorare – non è detto ci vogliano 3 miliardi».

In Campania la banda larga è uno dei miraggi più... longevi. C’è qualche buona notizia? E in ogni caso: il digitale, i trasporti, la scuola secondo le indicazioni di Barca e del piano Sud bastano davvero a colmare il gap?
«Il digital divide, e cioè l’indisponibilità di accesso alla rete ad almeno 2 mbps, in Campania interessa solo il 4% dei cittadini, un dato inferiore alla media nazionale e certamente più basso di regioni come Lombardia, Veneto e Toscana. Grazie alla riprogrammazione dei Fondi europei sono state reperite risorse per azzerare il digital divide del Sud entro il 2013 e per accelerare la messa in opera della banda ultra larga di nuova generazione. Abbiamo stanziato 700 milioni per il Mezzogiorno: è un raro caso di rovesciamento del gap, con il Sud ben più avanti del Nord».

Quali progetti ha approvato il Cipe per la Regione? E che prospettiva si apre per i porti di Napoli e Salerno e le autostrade del mare?
«Abbiamo definito il contratto di sviluppo per il corridoio ferroviario Napoli-Bari, che sarà firmato a breve. Al suo interno, per la Campania si attiva subito il processo progettuale, e quindi realizzativo, della tratta Napoli Cancello, per 819 mln di euro. Altri 600 milioni sono stati sbloccati per l’infrastrutturazione viaria regionale, la metropolitana di Napoli, il collegamento intermodale con Pozzuoli. Nell’ultimo provvedimento sulla crescita abbiamo anche trovato il modo di garantire la continuità dei servizi gestiti dall’Ente Autonomo Volturno. Abbiamo dato autonomia finanziaria ai porti, una misura estremamente innovativa per facilitare investimenti, anche nei porti di Napoli e Salerno».

Però tra fondi europei non spesi, amministrazioni incapaci e vincoli burocratici, il senso della deriva è sempre più forte. E' solo pessimismo?
«Guardi, domani (oggi per chi legge, ndr) sarò a Pozzuoli per l’assemblea dell’Unione Industriale, subito dopo visiterò – dall’alto – il comprensorio di Pompei e andrò al centro intermodale di Nola. Con De Magistris e Caldoro abbiamo messo a fuoco molti progetti e criticità da risolvere. Rispetto alle preoccupazioni sento comunque prevalere l’orgoglio e la voglia di non mollare. Dobbiamo fare leva sulle nostre capacità e affrontare i problemi e la crisi come opportunità di cambiamento. Col pessimismo e lo sguardo allo specchietto retrovisore nessuno ha mai combinato niente».
 
Fonte: http://www.ilmattino.it
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